L’emergenza sanitaria ha cambiato per sempre l’accesso allo studio del medico di famiglia?

Covid-19: il ruolo della medicina del territorio.

Autore Dott. Domenico Italiano

La risposta alle necessità del territorio in periodo di epidemia da Covid-19 si fonda sull’istituzione delle Unità speciali dei Continuità Assistenziale (USCA), un servizio territoriale con la specifica funzione di effettuare la gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero, ma anche la  gestione dei casi sospetti e l’esecuzione dei tamponi. E’ prevista una USCA ogni 50.000 abitanti. Le USCA saranno attivate del medico di famiglia, dal medico di continuità assistenziale o dal pediatra di libera scelta, e collaboreranno strettamente con queste figure, cui resterà la responsabilità del coordinamento. I pazienti saranno in massima parte gestiti a domicilio e monitorati a distanza con il supporto di apposite piattaforme di telemedicina. Sarà infatti avviato un programma di telemedicina domiciliare che prevede l’utilizzo di semplici devices in grado di rilevare i parametri fondamentali utili al monitoraggio dell’andamento della patologia. Monitorare a distanza, ad esempio, la frequenza respiratoria e le saturazione arteriosa di un paziente positivo per Covid-19 in isolamento domiciliare consentirà di poter attivare tempestivamente i soccorsi avanzati in caso di peggioramento delle condizioni cliniche, senza esporre i medici a contatto diretto. Un medico contagiato infatti, oltre a non  essere utile costituisce un rischio per i suoi pazienti. Pertanto nella fase acuta dell’epidemia si è cercato di ridurre al massimo gli accessi negli studi medici, sospendendo le visite programmate, le prestazioni di specialistica ambulatoriale e financo le visite fiscali. Le scadenze dei piani terapeutici e le esenzioni per reddito sono state prorogate automaticamente per evitare inutili e pericolose file negli uffici. Anche prescrizioni mediche sono divenute de-materializzate, ed inviate per e-mail e SMS direttamente al paziente che cosi poteva recarsi direttamente in farmacia per il ritiro. Naturalmente nella fase due bisognerà necessariamente tornate a visitare.  Infatti tutte le altre patologie, acute e croniche, non sono scomparse e bisogna tornare ad occuparsene per non lasciare sprovvista di assistenza una larga parte della popolazione più fragile. La ripresa della normalità comporterà però alcuni accorgimenti. Non saranno più ammissibili sale di attesa affollate negli ambulatori, perfetti luoghi di contagio, ma sarà consentito l’accesso ad una persona per volta e solo ai casi realmente necessari sanificando l’ambiente tra un accesso e l’altro. L’accesso in studio potrà continuare ad avvenire previo triage telefonico e solo nei casi realmente necessari.  Per  compensare i minori accessi diretti, medici di famiglia e pediatri di libera scelta saranno raggiungibili telefonicamente 12 ore al giorno tutti i giorni delle settimana, anche nei festivi. Forse l’unico effetto positivo di questa epidemia è proprio l’aver contribuito a migliorare l’efficienza del territorio. In poche settimane l’emergenza ha infatti costretto ad attuare tutti quei passaggi che mancavano per la completa realizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale. Ricetta de-materializzata, tele-assistenza, disponibilità h12, sono tutte grandi conquiste che si spera resteranno anche ad emergenza conclusa. E’ stato dimostrato che il buon funzionamento dell’assistenza sanitaria territoriale italiana ha comportato negli ultimi anni un miglioramento della qualità e della durata della vita dei nostri pazienti cronici, riducendo anche i ricoveri ospedalieri. Bisogna che il cosiddetto territorio torni ad essere centrale, ricevendo la giusta valorizzazione in termini di scelte politiche e di risorse destinate, nell’interesse di tutto il nostro sistema sanitario.

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Dott. Domenico Italiano
Dott. Domenico Italiano
Neurologo e Medico di Medicina Generale
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